Ho conosciuto Zulù, un castrone baio di 6 anni, quando Paolo era ancora in America da Ed Dabney, nei primi giorni del “nuovo Arione”. È un incrocio molto ben riuscito fra una femmina di franche montagne e un puro sangue orientale. È venuto fuori un soggetto ideale per il turismo equestre di montagna, compatto, robusto, forte, piede sicuro e con una bella morfologia. L’ho trovato estremamente nervoso, sempre sul chi vive, pronto a sobbalzare al minimo rumore.
Se ti affacciavi nel suo box silenziosamente “saltava per aria”. Se ti annunciavi si rifugiava comunque subito in un angolo guardandoti sospettoso. Ho chiesto notizie a Matteo e mi ha detto che da quando lo avevano portato per la doma a Palermo era così. Migliorava un poco quando si montava spesso, in passeggiata non creava nessun problema pur rimanendo sempre sul chi vive, ma era sempre sospettoso, facile a spaventarsi per un nonnulla. Il giorno dopo è stato portato al pascolo e l’ho rivisto solo quando è tornato Paolo a dicembre: siamo andati insieme al pascolo nelle colline intorno l’Arione a fotografare i cavalli per il nostro sito e, mentre li prendevamo ad uno a uno con la capezza, ci siamo resi conto che non appena alzavamo in alto la corda, Zulù, che ci guardava sospettoso, scappava via molto spaventato. Evidentemente aveva avuto delle brutte esperienze con uomini e corde. Poi lo abbiamo riportato in scuderia, sempre “scantatu friscu”. Rimesso nel box era un pochino più sereno della prima volta ma sempre sul chi vive, sospettoso, pronto a saltare per aria per un nonnulla. Paolo era super impegnato per i preparativi per il cenone e così ho pensato io a iniziare a rasserenarlo un po’ in preparazione al lavoro che poi avrebbe svolto Paolo finite le feste. Mi sono messo con il gomito appoggiato alla porta del suo box , sulla parte destra, e sono rimasto li immobile. Zulù si è rincantucciato nell’ angolo opposto del box guardandomi sospettoso. Io, immobile, un po’ guardavo lui, un po’ guardavo fuori ma sempre con il gomito appoggiato sul lato destro della porta del box. Dopo più di un quarto d’ora, Zulù si è rilassato un poco, si è spostato dal suo angolo e, piano piano, è venuto verso di me fino a protendere il naso per annusarmi. Gli ho permesso di farlo a lungo, fino a quando ha deciso di darmi fiducia e ha affacciato timidamente il naso dalla porta, poi la testa e infine il collo: io stavo con il mio gomito sulla destra e lui sulla sinistra del box fissi a guardarci. Ci siamo studiati da vicino a lungo: occhio dentro l’occhio dell’altro. Dopo un decina di minuti ho allungato molto lentamente la mano lungo la porta senza toccarlo: si è ritirato dentro ma, dopo un paio di minuti si è riaffacciato. Così, dopo un poco, ho cominciato, molto lentamente, a protendere la mia mano verso il suo naso come per dirgli: “ecco annusa la mia pelle, conoscimi meglio, sono un amico, non voglio farti niente di male”. Lui mi ha annusato ben bene la mano e allora, con estrema lentezza, l’ho avvicinata al suo collo fino a toccarlo. Si è scansato ma al secondo tentativo si è fatto toccare e, poi, accarezzare. Lentamente, con qualche ulteriore ritorno dentro il box, abbiamo fatto ulteriore conoscenza e sono riuscito ad accarezzarlo bene sul collo, la fronte, sotto la mascella. Poi sono andato via. Un’ora dopo sono tornato e in tempi molto più brevi siamo passati alle carezze. Ho fatto così per altre 3 volte nel corso della giornata raggiungendo un grado di “intimità e di armonia” soddisfacente. L’indomani ho ricominciato le visite e alla seconda visita ho aperto la porta. Lui, contrariamente al passato, non si è rintanato in un angolo ma mi ha accolto indietreggiando solo un pochino e rimanendo a guardarmi apparentemente fiducioso. Sono entrato e mi ha accolto bene, rimanendo li. Abbiamo fatto ulteriore conoscenza ma, se fuori c’era un rumore, fremeva o addirittura saltava per aria ugualmente. Mi sono accorto che non amava che gli mettessi la mano sopra la testa. Gli ho quindi messo la capezza da addestramento e l’ho portato nel cortiletto delle scuderie e ho cominciato a lavorare con lui sul primo degli esercizi delle sei chiavi dell’armonia, il “Backing”, per come mi ero messo d’accordo con Paolo. Abbiamo lavorato con profitto e quel giorno ha imparato discretamente i rudimenti anche dell’esercizio di controllo del posteriore. Il giorno dopo sono tornato a casa e ho salutato Zulù con una lunga visita nel suo box e tante carezze e grattate. Sono tornato ieri all’Arione, dopo due mesi di lavoro svolto per le mie riviste in Argentina, Costarica e Panama. La prima cosa che ho chiesto a Paolo è stata:” come và Zulù?Che progressi ha fatto con le “sei chiavi”? Mi ha risposto che all’80% i suoi problemi erano stati risolti con l’applicazione delle sei chiavi e un trattamento sempre sereno e armonioso. Sono andato a trovarlo ed era li, con la testa affacciata dal suo box. Mi sono avvicinato e lui non si è mosso se non per guardarmi. Ho avvicinato la mano al suo naso e mi ha annusato a lungo, poi l’ho toccato sulla fronte e sul collo, si vedeva che la cosa gli gradiva. Mi piace pensare che mi abbia ben riconosciuto. Sono entrato nel box e siamo stati insieme un po’. Come era sereno, rilassato, tranquillo, in pace con se stesso e con il mondo che lo circondava. Era letteralmente un altro animale. Poi Paolo mi ha fatto vedere in maneggio, da terra e dalla sella, i progressi enormi che Zulù aveva fatto, quindi mi ha detto :- “Ora ti faccio vedere cosa gli ho insegnato, aspetta qui qualche minuto, non ti muovere … mi dicevano che ero pazzo a tentare di farlo…”. Dopo un quarto d’ora di lettura di una copia di Repubblica, mi vedo spuntare in maneggio Zulù che tirava … un calesse con sopra Paolo! Una volta in maneggio ha iniziato tutta una serie di evoluzioni al passo, al trotto e anche a marcia indietro e ruotando facendo perno su una sola ruota: uno spettacolo! Paolo mi ha detto: “Ancora un mesetto di lavoro e Zulù avrà totalmente dimenticato il passato e sarà un magnifico cavallo da trekking e da … calesse, sereno, equilibrato, contento di stare fra noi! Ieri siamo andati in calesse a fare la spesa a Collesano, che divertimento!”.
Fra qualche giorno vi racconterò un'altra storia, molto più sorprendente di questa: la Storia di Bea. Mi avvarrò anche dell’ausilio di un video per mostrarvi cosa è stato capace di fare Paolo con le sei chiavi dell’armonia per recuperare questo splendido cavallo considerato ormai “perduto”, con problemi di gran lunga più gravi e pesanti di quelli di Zulù, in totale rotta di collisione con gli uomini. A presto.
Franco Barbagallo.




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