Ho conosciuto Bea un mese dopo il suo arrivo all’Arione, quando sono tornato dai miei lunghi viaggi di lavoro in Argentina e centro America. Paolo mi ha detto:- Ora ti faccio vedere una gran bella cavalla dopo una ventina di giorni di lavoro serio” e siamo andati a prendere Bea. Paolo è entrato nel suo “grande box con veranda” e Bea si è subito girata verso Paolo. Gli ha fatto due carezze e poi le ha abbassato la testa con un tocco fino a poterle mettere agevolmente la capezza da addestramento con una posizione della testa rispettosa.
Un paio di grattate ancora con la corda e siamo usciti dal box. Quando Bea aveva appena varcato a metà la porta del box, Paolo si è fermato e Bea ha fatto altrettanto rimanendo immobile in mezzo alla porta, quindi Paolo le ha fatto fare “backing” con due leggeri colpetti di corda facendola indietreggiare, poi con l’ha fatta riuscire per fermarla ancora nello stesso punto di prima in mezzo alla porta. Poi l’ha fatta uscire del tutto, per riportarla subito con il backing a mezza porta e dentro il box. Ha ripetuto l’operazione per tre volte con Bea che, imperturbabile, seguiva le indicazioni a bacchetta. Poi, lasciando la cavalla ferma immobile in mezzo alla porta del box mi ha detto:-“Vedi come si comporta bene? Beh, quando l’hanno portata, se aprivi la porta del suo box, lei si catapultava fuori a tutta velocità, travolgendo qualunque cosa si trovasse di fronte! Ora te la faccio vedere in campo montata”. L’abbiamo sellata senza il minimo problema e l’abbiamo condotta alla corda lunga fino al maneggio con Bea che si manteneva a un metro e mezzo da noi, sempre “allineata e coperta”:-“Vedi come si è fatta sellare tranquilla e come sta sempre alla giusta distanza e come si ferma se mi fermo io? Quando l’hanno portata un mese fa era praticamente impossibile metterle la sella senza ingaggiare una battaglia irta di pericoli e se le mettevi capezza e corda dovevi ancorarti al suolo per non farti trascinare dove decideva lei”. Siamo entrati nel tondino perché Paolo voleva mostrarmi come aveva iniziato a creare un rapporto di comunicazione con Bea:- “Lo faccio solo per farti vedere, oggi non ha più bisogno di tondino, gli faccio solo il ripasso delle sei chiavi da terra, quindi monto in sella come con tutti gli altri cavalli ma fino a due settimane fa ripetevo questo lavoro nel tondino ogni volta prima di fare il resto”. Con il lazo in mano l’ha mandata a girare verso destra al galoppino, per qualche giro, poi l’ha fatta cambiare di mano con un giro in aria di lazo ancora per qualche giro, Bea si è rilassata, caracollando abbassando la testa, passando al trotterellino. A questo punto Paolo ha lavorato con il lazo e poi le mani a destra e a sinistra fino a fermarla lungo il tondino, si è avvicinato con la mano tesa e amichevole verso di lei fino ad accarezzarla, poi si è allontanato e Bea lo ha seguito docile a meno di un metro di distanza seguendo per tutto il tondino. A questo punto Paolo ha ripreso la capezza, le ha riabbassato la testa per mettergliela e siamo andati in maneggio, dove ha eseguito in dieci minuti un ripasso delle sei chiavi dell’armonia da terra. Stretto il sottopancia e messa la briglia con la testa ben abbassata, Paolo le è salito in groppa fluidamente, senza che lei si muovesse di un millimetro, ha subito fatto eseguire un bel backing con una minima applicazione sulle redini e ha cominciato a muoverla al passo, poi al trotto, poi al galoppino sempre con estrema leggerezza di redini e di gambe. Con una leggera vibrazione sulla redine destra le faceva abbassare la testa nella giusta posizione inanellando evoluzioni di ogni tipo, cambi di galoppo e di velocità. Poi le ha fatto disegnare persino un otto fra due barili a “marcia indietro”. Alla fine del lavoro mi ha raccontato anche di come si comportava benissimo in escursione, dove l’ha utilizzata più volte come suo cavallo:-“ Bea è tornata fra noi. Non ti dico cosa succedeva a chi le saliva in sella …. prima era in lotta con il mondo intero e all’inizio non è stato facile sgrossarla ma già dopo tre giorni di lavoro ha capito che io cercavo di comunicare con lei e volevo che vivesse meglio dandole sicurezza e conforto e mi ha seguito sempre con maggior fiducia in me. Il proprietario è venuta a vederla dopo 20 giorni e non si capacitava, non credeva fosse possibile riportare una cavalla “persa così” alla normalità. Solo altri 10 giorni di lavoro e sarà veramente a posto in tutto”.Due settimane dopo l’ha riconsegnata al proprietario che è andato a partecipare a un raduno con totale soddisfazione e senza alcun problema, facendo un figurone con quella sua cavalla che si muoveva da terra e dalla sella come un orologio svizzero, educata e rispettosa del cavaliere. Questa è la storia di Bea, una bellissima cavalla che Paolo ha saputo riportare fra noi lavorando con lei per circa un mese.
La prossima storia da raccontare è appena cominciata, è quella di Lulù. La primissima giornata di lavoro ve la racconto ora, ho dato una mano anche io. Lulù è una bellissima puledra morella. Ha 3 anni ed è stata sempre al pascolo. Paolo ha aspettato me per iniziare il lavoro sapendo che stavo per tornare all’Arione così da parle qualche fotografia durante il lavoro. Andando verso il box dove era stata messa si sentiva da lontano, chiarissimo, che lei batteva il piede continuamente contro la porta del box. Paolo mi ha detto:-“Fa così da quando l’abbiamo portata qui. È molto diffidente poi. Ha un piccolo taglio sul muso perché la capezza che gli avevano messa gli si era attaccata alla pelle perché nessuno era stato poi più capace di levargliela quindi quando l’ho tolta io è venuta via un pochino di pelle”. Mamma mia, dentro il box c’era un cavallo abbastanza furente e molto ma molto diffidente. Appena ho aperto la parte superiore del box si è spostato dentro. Paolo doveva fare un piccolo lavoretto prima di iniziare la doma e allora ho potuto applicare anche qui, come fatto con Zulù, la tecnica di primo approccio: braccio sulla porta, attesa, sguardo su di lei per vedere la sua reazione. È stata positiva, dopo dieci minti si è avvicinata fino a far uscire collo e testa con l’occhio fisso su di me e senza dare colpi alla porta. Lentamente, con pazienza e calma, ho portato la mano fino a quasi toccarlo. Sono riuscito a toccarla e grattarla con un dito, poi con cinque dita, poi con tutta la mano sul muso e poi sul collo. In mezzora ha capito che volevo dargli solo sicurezza e conforto e mi ha accettato. Ho aperto la porta e sono entrato. Paolo mi aveva detto che con una persona dentro si comportava abbastanza bene e, infatti, mi ha permesso di entrare e non ha girato la testa per mostrarmi il posteriore. Ovviamente sono entrato con in mano la capezza da addestramento ben preparata, nella posizione giusta nel palmo della mano sinistra. Mi sono fatto annusare bene mano e capezza e con la destra ho cominciato a grattarlo sul collo e via via, un poco dappertutto: la cosa gli piaceva. Con noncuranza ho preso la corda e ho cominciato a grattarlo con mani e corda dappertutto. Poi, senza muovere i miei piedi, l’ho girato dall’altra parte, la sinistra, inserendo il braccio destro sul lato destro della testa e così lui mi ha offerto il suo lato sinistro senza che io muovessi i piedi, cosa importantissima per i cavalli: chi muove i piedi NON è il leader e PERDE. L’ho strofinato per bene anche su quel lato, quindi me lo sono riportato a destra usando il braccio sinistro e ho ripetuto l’operazione destra e sinistra per due o tre volte. A questo punto, mentre lo grattavo ho passato l’apice della corda sul suo collo e ho fatto scendere la corda in modo da poterlo dirigere con la corda se intendeva allontanarsi ma non lo ha fatto: ha capito che ero li soprattutto per grattarlo e accarezzarlo e siccome la cosa le piceva era a mia completa disposizione. Quindi ho cominciato l’operazione per insegnargli ad abbassare la testa per metterle la capezza con la testa nella posizione migliore e più comoda per me. Dopo una decina di minuti di lavoro si è messa giusta rimanendoci e gli ho infilato la capezza. Ho voluto provare a questo punto a vedere come si comportava se cercavo di farla andare indietro come ci hanno insegnato a fare i greci con i disegni sulla anfore dei cavalieri del tempo, come mi fece vedere Pucci Majorana una volta in una foto di un vaso: usando l’interno fra pollice e indice aperti e facendo pressione leggera sulla parte bassa della gola. Ho accompagnato l’operazione con il ch, ch, ch, ch, che si usa per insegnare il “backing” e lei si è spostata all’indietro di due passi subito, con una richiesta leggera: però! La cosa mi ha sorpreso ma il bello sarebbe poi venuto quando, dopo che paolo ha fatto il lavoro che vi descriverò fra poco, l’indomani le ho insegnato il backing e la prima fase del controllo del posteriore, quella che si chiama “Punta il posteriore”. Ha imparato davvero in fretta e bene, dimostrando di essere una cavalla volenterosa, che capisce subito quello che gli volevo dire perché facesse ciò che volevo: andare indietro e poi spostare il posteriore. Dimenticavo: da quando ha iniziato l’addestramento … non batte più la porta del box con lo zoccolo…
Con Paolo l’abbiamo portata nel tondino dove lui ha cominciato il lavoro mandandola al galoppino a destra e sinistra per diversi giri. La sua condizione fisica era proprio giù dopo quegli anni all’ingrasso al pascolo, infatti dopo poco era già sudata e abbastanza stanca e tendeva a passare al trotto e non dava tutta l’attenzione. Dopo circa cinque minuti l’ha fermata con spostamenti ritmici del laso a destra e sinistra fino a fermarla. Si è avvicinato lentamente con la mano protesa amichevolmente, lei l’ha annusata, lui si è avvicinato, l’ha accarezzata e poi le ha girato le spalle. La cavalla si è girata e lo ha seguito per un paio di metri ma poi si è distratta e si è fermata. Paolo l’ha fatta subito ripartire al galoppino in tondo per altri 3 o 4 minuti e ha ripetuto l’operazione ottenendo lo stesso identico risultato e , così, l’ha rimandata in circolo:-“ Con Bea tutto andava meglio: galoppo convinto e poi già dopo il primo fermo e contatto mi ha seguita per parecchio prima di pensare ad altro, questa è giù di forma e perde l’attenzione verso di me molto prima”. Paolo ha dovuto lavorare quasi un ora buona nel tondino per ottenere ciò che voleva, cioè la completa e duratura attenzione della cavalla dopo la fase di unione. Per quel giorno era abbastanza e l’abbiamo riportata indietro. L’indomani mattina, nel tondino, io le ho insegnato con estrema facilità le cose che vi ho detto e poi, purtroppo, sono dovuto rientrare a casa. Paolo in questi giorni ha lavorato parecchio con lei, quindi appena torno all’Arione, il prossimo fine settimana, vi farò sapere come va e vi porto anche delle foto della bella Lulù.









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